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Marta Fegiz Landscapes
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Cosa significa oggi
Progettare il paesaggio?

Ci sono confini tra paesaggio, parco e giardino o sono tutti, semplicemente, spazi aperti nel nostro contesto urbano?

Forse è necessaria un'estensione del concetto di paesaggio, prodotto tra i meno decifrabili e più complessi della nostra società: reale, sociale, interiore, riflesso, pensato, sognato, il paesaggio è un'immagine culturale, un'invenzione che rappresenta, struttura e simbolizza ciò che guardiamo intorno a noi.

L'ambiente naturale di per sé non costituisce un paesaggio.

Lo spazio è fatto di identità e immagine, realtà fisica e rappresentazione, stratificazione culturale e costruzione meta-fisica: è lo spazio diffuso e discontinuo della nostra società, in sovrapposizioni di immagini, natura, architettura, pubblicità, web, televisione, secondo un complesso rapporto tra memoria e innovazione.

Progettare il paesaggio vuole quindi dire esplorare tutti gli spazi possibili, fisici, materiali ma anche virtuali, sonori, luminosi, fotografici o pittorici, superando le specificità disciplinari, oscillando tra la professione di architetto, giardiniere, artista, lavorando con elementi inafferrabili come la luce e l'ombra, l'acqua e il profumo, il movimento dato dal vento e dal tempo in una evoluzione infinita.

Il progetto deve dunque saper coprire tutto l'arco di questa attesa, perché il giardino è soprattutto attesa, spazio vitale e fecondo, ed è nel rapporto con il tempo e con il desiderio, con ciò che è ancora assente o appena suggerito, che si costruisce uno spazio fisico e reale. Nei miei giardini queste dinamiche naturali, mutazioni vegetali e temporali, si muovono all'interno di una drammaturgia spaziale molto definita, quasi un'astrazione dello spazio dove la statica è rotta dall'inserimento di volumi fuori scala, dall'uso deciso del colore, dalla scelta di materiali “assoluti”, puri o ipertecnologici, e soprattutto da una vegetazione “esplosa” usata in masse, nel contrasto tra volume, texture e colore.

Penso il giardino traendo forza dalla tradizione storica per interpretare il nuovo; rispetto l'identità biologica locale cercando di avere una coscienza cosmopolita; cerco di cogliere la diversità, il dinamismo e lo scambio di tutte le suggestioni dalle quali possono sorgere i "fondamenti invisibili" (Mario Luzi) dei nuovi paesaggi.

Parte integrante del mio lavoro di ricerca sul paesaggio è la fotografia: indagare le condizioni stesse del visibile, forma, luce, colore.
 
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